CYBERBULLISMO: QUANDO LO SCHERZO DIVENTA REATO

Con l'inizio dell'anno scolastico non può non parlarsi di cyberbullismo.

Si tratta, in sostanza, di tutte quelle condotte prevaricatorie e moleste che uno o più ragazzi possono porre in essere contro un soggetto più debole, fisicamente o psicologicamente, sfruttando strumenti informatici o telematici come uno smartphone, un computer o un tablet.

Le condotte sono estremamente variabili per sostanza e modalità, e il loro elenco, complice il mutare del contesto sociale e tecnologico, è sostanzialmente infinito.

Si possono, tuttavia, individuare alcune categorie: condotte di violenza e minaccia, che creano una situazione di dominio del cyberbullo sulla vittima; condotte estorsive, che puntano ad ottenere un beneficio (personale o materiale) attraverso la minaccia di un male ingiusto; condotte di esclusione, che escludono o isolano la vittima; condotte di diffamazione, consistenti nella denigrazione della vittima in qualsiasi modo e forma (attraverso scritti, foto, o video).

Fratello "tecnologico" del bullismo, il cyberbullismo, sfruttando prevalentemente la rete internet, presenta alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente violento, aggressivo e pericoloso: permette l'attacco 24 ore su 24, superando anche il limite della distanza fi sica; consente l'anonimato e, conseguentemente, ostacola l'individuazione del colpevole; agevola il coinvolgimento di masse, spesso costituite da haters e utenti sconosciuti; non ultimo, essendo spesso posto in essere da pc o smarpthone, e quindi "filtrato" da un monitor o una tastiera, impedisce che il cyberbullo si renda conto della gravità della situazione in cui può versare la vittima, che potrebbe, a fronte del perdurare dell'attacco, essere portata alle peggiori conseguenze, tra cui il suicidio.

A livello penale, pur non esistendo il "reato di cyberbullismo", quasi ogni condotta rientrante nel fenomeno costituisce, autonomamente, reato: minaccia, estorsione, danneggiamento, diffamazione, violenza, diffusione illecita di immagini o video, sono solo alcuni dei reati in cui possono incorrere i cyberbulli.

Come tutelarsi? Posso indicare due modalità.

​La prima: in caso di ipotesi di cyberbullismo in atto, suggerisco l'immediato coinvolgimento (per iscritto) del personale scolastico, a cui è demandata una importante funzione formativa e di polo di riferimento in materia di cyberbullismo, e dei genitori dei soggetti coinvolti.

Ove la gravità della situazione lo richieda, non abbiate timore di presentare una denuncia penale.

La seconda (la mia preferita): prevenzione attraverso la formazione. Formazione che deve avvenire entro le mura scolastiche, in orario scolastico, per poter raggiungere tutti i ragazzi (e non solo i figli delle famiglie più attente) e per creare un substrato diffuso di sensibilizzazione a questo grave fenomeno.

"Prevenire è meglio che curare", diceva uno slogan pubblicitario che ci è rimasto impresso nella mente. Non tutte le conseguenze del cyberbullismo, però, si possono curare, per cui dobbiamo rivedere la nostra convinzione. Lo slogan giusto, in questo caso, è un altro: "Prevenire è meglio che subire". 

Buon anno di formazione e prevenzione a tutti.


​Foto: Shutterstock Lic. - Articolo pubblicato anche in Occhi Magazine


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