A gennaio scorso la morte per soffocamento di una bambina palermitana di 10 anni ha scosso i media nazionali e internazionali: la piccola aveva partecipato a una challenge su TikTok, una sfida ad arrivare al limite dell’autosoffocamento legandosi una corda al collo. Lei, nel bagno di casa, aveva scelto quella del proprio accappatoio. Cosa sono le challenge? Che ruolo ha avuto TikTok? Cosa possiamo fare per evitare che possa ricapitare? Non c’è una sola risposta. A volte è un modo per fare parte del gruppo, altre volte un sistema per attirare l’attenzione. Altre volte ancora, solo una sciocca sfida di coraggio. In questo triste contesto, in cui i ragazzi utilizzano uno strumento straordinario come Internet per confrontarsi nelle azioni più demenziali e pericolose, i social network assumono importanza fondamentale perché rappresentano le piazze virtuali che loro frequentano. TikTok, da questo punto di vista, la fa senz’altro da padrone: quasi la metà dei suoi utenti ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni e le challenge costituiscono uno dei suoi poli di attrazione. Ci sono varie strade percorribili per combattere contro questo fenomeno. Agire giudizialmente contro TikTok e i social che veicolano queste sfide, ad esempio, oppure denunciare per istigazione al suicidio tutti coloro che, a vario titolo, invitino i ragazzi a parteciparvi. A mio avviso, tuttavia, il modo più efficace per evitare che un ragazzo cada in questa Rete di sfide è duplice. Un consiglio finale? Fate rispettare ai vostri figli i limiti di età previsti dai social e attivatevi affinché la vostra scuola preveda dei percorsi di formazione sui rischi della Rete. Foto: Shutterstock Lic. - Articolo pubblicato anche in Occhi Magazine Leggi gli ultimi articoli: 📝 Web reputation: cos'è, come verificarla, come tutelarla 📝 Catfish: l'amore online tra fake e amanti da tastiera 📝 Screenshot: uno strumento fantastico e completamente gratuito Se ti piace questo articolo, seguimi anche nei miei canali social 🙂 👉🏻 Facebook 👉🏻 Youtube 👉🏻 Instagram 👉🏻 LinkedIn
Il termine “challenge” significa sfida e indica, oggi, un fenomeno molto diffuso tra i giovani attraverso la condivisione di video in diversi canali social: da YouTube a Facebook, da Instagram a TikTok. A volte si tratta di sfide di abilità, come la “Crossbar Challenge”, che prevede il tentativo di colpire con una pallone la traversa di una porta da calcio, o la “Flip Bottle Challenge”, sfida a lanciare in aria un bottiglietta e farla atterrare in piedi. Altre volte le challenge sono demenziali e pericolose: la “Skullbreaker Challenge”, ad esempio, ove due ragazzi fanno lo sgambetto a un terzo ragazzo facendogli battere la testa a terra, o la “Planking Challenge”, che prevede che ci si sdrai in mezzo alla strada e ci si sposti solo qualche attimo prima di essere investiti. Tra queste, la “Blackout Challenge”, a cui ha partecipato la piccola palermitana: sfida a legarsi una corda al collo e a liberarsi solo poco prima di perdere i sensi.
Perchè i ragazzi vi partecipano?
Cosa possiamo fare per evitare che ricapiti?
1. Rispetto dei limiti di età indicato dalle stesse aziende. TikTok, ad esempio, ha un’età minima di utilizzo di 13 anni, mentre i più diffusi WhatsApp e Youtube richiedono, rispettivamente, 16 e 18 anni. Il problema è che tali limiti vengono agevolmente e continuamente raggirati dai giovani utenti indicando, in fase di installazione, un’età differente. Sotto questo profilo è senz’altro responsabilità del genitore attivarsi affinché il figlio rispetti tali limiti.
2. Formazione e informazione: un’attività di informazione e formazione educativa, da questo punto di vista, è, nella mia esperienza professionale, il più efficace strumento di prevenzione, perché permette ai ragazzi di capire quali possano essere le conseguenze dei loro gesti.