Con l’espressione Dark Web si fa riferimento a una parte della rete internet accessibile esclusivamente mediante specifiche autorizzazioni, software o procedure informatiche e solitamente – seppur non esclusivamente – utilizzata per porre in essere attività illecite. Per capirci meglio, possiamo pensare all’intero web come a un insieme di contenuti distinti in base al livello di raggiungibilità. Ne vale la pena? A voi la scelta. Tenete presente, tuttavia, il detto “Chi cerca trova”. Se cercate problemi, prima o poi li troverete. Foto: Shutterstock Lic. - Pubblicato anche in Occhi Magazine Leggi gli ultimi articoli: 📝 Il Genitore 4.0: un faro nella notte 📝 Privacy, social e condivisione di foto 📝 Challenge: quando il gioco può finire in tragedia Se ti piace questo articolo, seguimi anche nei miei canali social 🙂 👉🏻 Facebook 👉🏻 Youtube 👉🏻 Instagram 👉🏻 LinkedIn
Fa parte del c.d. Deep Web, ma i due concetti non coincidono.
Al primo livello troviamo il c.d. Surface Web, ovvero i contenuti che vengono analizzati e indicizzati dai principali motori di ricerca (come Google e Bing). Comprende una parte limitata della rete (circa il 5-10%) ed è metaforicamente paragonabile alla presenza dei negozi per strada e dei servizi pubblici, utilizzabili e visibili per chiunque.
A un livello più profondo troviamo il c.d. Deep Web, ovvero i contenuti non indicizzati ma comunque facilmente accessibili sfruttando appositi link e/o autorizzazioni. Pensiamo, ad esempio, alla nostra casella di posta elettronica o all’home banking. Nel Deep Web troviamo contenuti e servizi sia leciti che illeciti, ma la facile raggiungibilità si presta più per i primi che per i secondi. Un po’ come – continuando la metafora precedente - le abitazioni private, alle quali si può accedere solo su invito o avendo la chiave di casa.
All’interno del Deep Web, infine, si trova il Dark Web, i cui contenuti, non indicizzati, sono accessibili solo tramite speciali procedure e software che garantiscono la non tracciabilità, come le reti VPN e il software TOR. Un po’ come le “riunioni carbonare” di due secoli fa, ma online. Nel Dark Web troviamo utenti di darknet (reti private con indirizzi ip nascosti), contenuti leciti (come documenti, ricerche e informazioni particolarmente delicati e, pertanto, necessari di protezione) e contenuti illeciti (come pedopornografia, tratta di esseri umani, traffico di armi, di stupefacenti e di merce di contrabbando), con prevalenza di questi ultimi.
Le domande più comuni sono note: come accedo al Dark Web? Cosa posso trovarci?
Quanto alla prima, vi rinvio alle indicazioni che trovate agevolmente in internet digitando la relativa domanda. Se vi piace lo stile: “accendi e vai”, scaricatevi il browser TOR e partite. Presto, tuttavia, vi accorgerete che, senza un minimo di competenza, farete ben poca strada.
Quanto al “cosa posso trovarci”, come ho già anticipato, trovate contenuti e contatti leciti e illeciti, ma questi ultimi tendono a prevalere: da sicari a tratta di esseri umani, da servizi di hacking a documenti contraffatti, da pedopornografia a stupefacenti, farmaci e armi.
Le domande che dovreste porvi, tuttavia, sono altre: val la pena rischiare per togliersi una curiosità? Ma soprattutto: cosa rischio ad accedere al Dark Web?
La risposta all’ultima domanda è semplice: si rischia più di quanto si possa immaginare. Gli utenti del Dark Web hanno competenze informatiche di gran lunga superiori all’utente medio e ciò comporta che, senza che il curioso internauta se ne renda conto, sono in grado di violare la sicurezza degli strumenti informatici utilizzati e, talvolta, indurlo a commettere reati, come l’acquisto di merce di contrabbando.