WHATSAPP, TELEGRAM E SIGNAL: QUANTO SONO SICURI?

Oggi parliamo di sicurezza in relazione a WhatsAppTelegram Signal , le App di messaggistica più diffuse in Italia. Nei giorni scorsi, soprattutto a causa della modifica delle condizioni di trattamento dei dati in WhatsApp, si è molto discusso della sicurezza dei dati. In molti, in particolare, hanno suggerito di passare a Signal, apparentemente più sicura. Ma Signal è davvero “più sicura” di WhatsApp e di Telegram?

Dipende da cosa intendiamo per “sicura”. Se alludiamo alla protezione dei dati durante il flusso dei dati in internet e rispetto all’azienda che eroga il servizio, allora sicuramente Signal, rispetto alle concorrenti, si dimostra preferibile: applica un protocollo di criptazione open source (più “trasparente”), di tutte le comunicazioni, dei metadati collegati e dei backup, e richiede all’utente solo il numero di telefono e l’identificativo, ovvero lo stretto necessario per funzionare. E non è di Facebook, come WhatsApp.


Da questo punto di vista, peraltro, anche Telegram si difende bene: non è di Facebook, ha chat segrete e offre profili di sicurezza elevati, sebbene raccolga più dati di Signal e non preveda la cifratura di default. WhatsApp, dal canto suo, sebbene garantisca la crittografia, pretende l’accesso a molti dati personali e li condivide con l’azienda madre Facebook, che non brilla per trasparenza. Da questo punto di vista, pertanto, Signal è senz’altro “più sicura”.


Se, tuttavia, alludiamo alla sicurezza come garanzia di riservatezza del messaggio rispetto alla conoscibilità da parte di terzi indesiderati, allora le considerazioni cambiano, e le tre App si pongono sullo stesso piano.


Mi spiego meglio. Noi utilizziamo le App di messaggistica nella convinzione che vi sia una sola persona dall’altra parte. Queste App, tuttavia, non mettono in contatto persone fisiche ma utenti, ovvero identità virtuali create a livello informatico. E dietro un utente, come ben sappiamo, non solo può esservi chiunque, ma possono esservi anche più persone, con inevitabile danno alla riservatezza e sicurezza delle nostre conversazioni.

Per capirci:

- il telefono della persona a cui scrivete potrebbe essere stato perso, rubato, clonato o utilizzato (lecitamente) da una terza persona (es: il genitore);

- lo schermo del telefono potrebbe essere visibile anche ad altre persone (es: se il vostro destinatario è in compagnia di amici);

- i vostri messaggi potrebbero essere screenshottati e inviati ad altre persone o, addirittura, condivisi in rete. Occorre tener presente, sotto questo profilo, che gli screenshot sono utilizzatissimi nella vita reale e ampiamente prodotti in sede processuale.

Concludendo: se siete preoccupati per la sicurezza dei dati nelle operazioni di trattamento da parte dell’operatore, allora Signal fa sicuramente al caso vostro, al “prezzo” di una minor diffusione rispetto alle concorrenti WhatsApp e Telegram.

Se, invece, vi state chiedendo se queste App garantiscano la riservatezza dei vostri messaggi, allora sappiate che nulla di quanto viene condiviso in rete è “blindato”. E l’anello più debole della catena della sicurezza delle nostre chat, il più delle volte, non è costituito dallo strumento utilizzato ma da come lo utilizziamo. L’anello più debole, in sostanza, siamo noi.


Foto: Shutterstock Lic. - Articolo pubblicato anche in Occhi Magazine


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